Nota

Ricercala provando ogni esperienza, e ricordati che con questo io non voglio dire: «Cedi alle seduzioni dei sensi alfine di conoscerle». Prima di essere divenuto un occultista puoi far ciò, ma non dopo. Quando hai scelto il sentiero e vi sei entrato, non puoi cedere a queste seduzioni senza vergogna. Pure puoi esperimentarle senza orrore; puoi pe­sarle, osservarle, provarle e aspettare con pazienza e fiducia l’ora in cui esse non ti toccheranno più. Ma non condannare l'uomo che cede; stendigli la mano come a un pellegrino confratello i cui piedi son divenuti pesanti dal fango. Ricordati, o discepolo, che per quanto grande sia l'abisso che separa l'uomo buono dal peccatore, ben più grande è quel­lo che separa l'uomo buono da colui che ha conseguito la conoscenza, e addirittura incommensurabile tra l'uomo e colui che è sulla soglia della Divinità. Perciò sii cauto per timore di considerarti cosa diversa dalla massa. Quando hai trovato il principio della via, la stella dell'anima tua mo­strerà la sua luce: e per mezzo di quella luce vedrai quanto grande è l'oscurità in cui essa arde. Mente, cuore, cervello son tutti oscuri e tenebrosi fino a che la prima battaglia non sia stata vinta. Non essere sbigottito e atterrito da tale vista; tieni gli occhi fissi sulla piccola luce ed essa cresce­rà. Ma fa che l'oscurità interna ti aiuti a capire l'impotenza di coloro che non han visto luce alcuna, le cui anime so­no immerse in una caligine profonda. Non biasimarli, non ritirarti da essi, ma prova a sollevare un poco del pesante Karma del mondo; porgi aiuto alle poche mani forti che im­pediscono alle potenze delle tenebre di ottenere completa vittoria. Allora entri a far parte di un'associazione di gioia che porta invero terribile fatica e profonda tristezza, ma anche grande e sempre crescente gaudio.

 

21 • Aspetta che il fiore sbocci nel silenzio che segue la tempesta: non prima

 

Esso crescerà, getterà i suoi germogli, produrrà rami e foglie, formerà bocciuoli mentre la tempesta continua, mentre la battaglia dura. Ma finché l'in­tera personalità dell'uomo non è dissolta e distrut­ta, finché non è tenuta dal divino frammento, che l'ha creata, come semplice soggetto di grave espe­rimento ed esperienza; finché l'intera natura non ha ceduto e non è divenuta soggetta al suo più alto Sé, il fiore non può aprirsi. Allora sopravverrà una calma simile a quella che nei paesi tropicali segue la pioggia torrenziale, quando la natura lavora così rapidamente, che si può vederne l'azio­ne. Tal calma verrà allo spirito travagliato. E nel silenzio profondo accadrà l'evento misterioso, che prova che la via è stata trovata. Chiamalo col no­me che vuoi: è una voce che parla dove non è voce alcuna; — è un messaggero che arriva, un messag­gero  senza forma né sostanza; oppure è il fiore dell'anima che si è aperto. Non può essere descritto da metafora alcuna. Ma può esser cercato, atteso e desiderato anche fra l'infuriare della tempesta. Il silenzio può durare un momento di  tempo e può durare mille anni. Ma finirà. Pure ne porterai teco la forza. Ripetutamente la battaglia dev'essere combattuta e vinta. Solo per un intervallo la natu­ra può far sosta.

 

Nota

L'aprirsi del fiore è il momento glorioso dello svegliarsi della percezione, con essa vengono la fiducia, la sapienza, la certezza. La pausa dell'anima è un istante di meraviglia e il susseguente momento di soddisfazione, quello è il silen­zio. Sappi, o discepolo, che coloro i quali passarono attra­verso il silenzio, che ne hanno provata la pace e ritenuta la forza, desiderano ardentemente che tu pure Io attraversi. Perciò, nell'Atrio della Sapienza, quand'egli è capace d'en­trarvi, il discepolo trova sempre il suo Maestro.

 

 
AvantiCasella di testo:  IndietroCasella di testo:  HomeCasella di testo:  La Luce sul Sentiero